Paesaggio della piantata

Compare già nel 1500 e nel 1700 copre quasi la metà dei campi coltivati. Oggi ha subito una repentina riduzione a causa del progresso tecnologico anche se sono in atto alcuni progetti di ripristino.

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Il paesaggio della piantata

La piantata padana si afferma già nel XVI secolo e raggiunge una diffusione significativa nella seconda metà del Seicento, ma è nel corso del Settecento che conosce il suo massimo sviluppo, arrivando a interessare quasi la metà dei campi coltivati nell’area compresa tra il Bussè e il Menago. Le testimonianze dell’epoca raccontano una pianura densamente alberata, in cui la coltivazione agricola si intrecciava con una struttura vegetale continua e ordinata. La piantata era basata sulla coltivazione della vite “maritata” a sostegni vivi, come l’acero campestre o l’olmo, affiancati da alberi da frutto e destinati anche alla produzione di legname. A partire dalla seconda metà del Settecento, con l’espansione della risicoltura, soprattutto nelle aree più adatte, si assiste a una progressiva riduzione della piantata, accompagnata da un aumento della coltivazione del gelso e dal declino della viticoltura di pianura. Tra Settecento e Ottocento, anche grazie al sostegno del governo austriaco, la coltura del gelso diventa centrale per l’allevamento del baco da seta, trasformandosi in una vera e propria industria rurale quando alle corti si affiancano le filande. All’interno della piantata, la coltivazione arborea era sempre integrata con colture a terra, come prati, cereali e legumi, secondo un sistema agricolo altamente diversificato. Nel tempo, il sesto di impianto si modifica per adattarsi all’evoluzione delle tecniche agricole e, con l’introduzione delle macchine a motore, gli spazi tra i filari vengono progressivamente ampliati. Ancora diffusa fino agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, come documentato dalle cartografie storiche e dalle ortofoto, la piantata subisce una rapida contrazione negli ultimi decenni a causa della meccanizzazione, dei nuovi sistemi di irrigazione e della necessità di aumentare l’efficienza produttiva. Se in passato rappresentava un modello di massima efficienza per un’agricoltura diversificata e autosufficiente, nel corso dell’Ottocento ne viene progressivamente messa in discussione la convenienza economica. Ridottasi fino a quasi scomparire nel Novecento, la piantata è oggi oggetto di rinnovato interesse e di progetti di recupero, soprattutto nell’ambito dell’agricoltura integrata, come elemento identitario del paesaggio di pianura.